Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Nutrition, la metilazione di specifici siti del gene NR3C1 si associa alla sindrome metabolica, insieme a fattori clinici già noti come età, eccesso di grasso corporeo e livelli di colesterolo lipoproteico a densità molto bassa (VLDL-c).
“La sindrome metabolica è una condizione sistemica complessa e multifattoriale, definita dalla coesistenza di almeno tre fattori di rischio tra obesità addominale, bassi livelli di colesterolo HDL, trigliceridi elevati, ipertensione e glicemia elevata. La sua importanza clinica deriva dal legame con un maggior rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e altre complicanze metaboliche” esordisce Amanda Sgrancio Olinda, della Federal University of Espirito Santo, Vitória, Espírito Santo, Brasile, che ha guidato il gruppo di lavoro. “Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per il ruolo dell’epigenetica nella sindrome metabolica. Le modificazioni epigenetiche, come la metilazione del DNA, non cambiano la sequenza genetica, ma possono influenzare l’espressione dei geni. In particolare, NR3C1 è un gene coinvolto nella risposta ai glucocorticoidi e nei meccanismi di regolazione dello stress, dell’infiammazione e del metabolismo. Comprendere se la sua metilazione sia associata alla sindrome metabolica può aiutare a chiarire alcuni meccanismi biologici alla base della malattia. Noi abbiamo cercato di approfondire la situazione” prosegue l’esperta.
I ricercatori hanno condotto uno studio trasversale su 353 volontari assistiti dal servizio di cure primarie del Sistema Sanitario Pubblico brasiliano. Sono stati raccolti dati su condizioni socioeconomiche, stile di vita e stato di salute, insieme a misurazioni antropometriche, pressione arteriosa e campioni di sangue per analisi biochimiche e molecolari. La metilazione della regione promotrice 1F del gene NR3C1 è stata valutata mediante pirosequenziamento del DNA. La prevalenza di sindrome metabolica nel campione era del 40,5%. Nell’analisi multivariata, i fattori associati alla sindrome metabolica erano età, eccesso di grasso corporeo, livelli sierici di colesterolo VLDL e metilazione in due specifici siti CpG del gene NR3C1, indicati come CpG 40 e CpG 46. Il dato è interessante perché suggerisce che la sindrome metabolica non sia spiegata soltanto dai tradizionali fattori clinici e biochimici, ma possa coesistere con un profilo molecolare specifico. La metilazione di singoli siti CpG potrebbe riflettere una regolazione epigenetica selettiva del gene NR3C1, potenzialmente collegata a vie di risposta allo stress, metabolismo energetico e infiammazione cronica di basso grado. Gli autori invitano comunque alla prudenza. Lo studio non permette infatti di stabilire se le modificazioni epigenetiche osservate contribuiscano allo sviluppo della sindrome metabolica o ne siano una conseguenza. Inoltre, la complessità dei meccanismi multifattoriali della sindrome metabolica richiede conferme in studi longitudinali e in popolazioni diverse. “Integrare dati clinici, metabolici ed epigenetici potrebbe migliorare la comprensione dell’eziologia della sindrome metabolica. In futuro, la metilazione di NR3C1 potrebbe diventare un elemento utile per studiare profili di rischio più precisi, anche se al momento resta un indicatore di ricerca e non uno strumento applicabile nella pratica clinica” concludono gli autori.
Front Nutr. 2026 Jun 25:13:1805979. doi: 10.3389/fnut.2026.1805979. eCollection 2026.
Fonte: Quotidiano Sanità